martedì 27 marzo 2012

Come farsi pubblicare (senza saper scrivere)


Farsi pubblicare è il sogno proibito di milioni di italiani, più seducente del farsi un'amante, più allettante del possedere beni di lusso, più desiderabile di una vacanza ai tropici.
Qualcuno dice che sia necessario saper scrivere, ma voi non credetegli.
Seguite piuttosto i miei consigli e buttatevi nella mischia, perché in fondo, come diceva Chiambretti: "Comunque vada, sarà un successo!"

1. Personaggi famosi (vip)
Siete vip? La gente vi riconosce per strada? Perfetto!!
Avete diritto a una pubbicazione omaggio. Potete pubblicare ciò che vi pare, le porte dei grandi editori sono aperte a qualsiasi vostro capriccio o velleità letteraria! Contenti? Non dovete far altro che dimostrare di possedere una buona schiera di fans che acquisteranno a scatola chiusa qualsiasi boiata scriverete (o farete scrivere) solo perché in copertina c'è il vostro nome e magari, perché no, una vostra bella foto. Il gioco è fatto.

2. Parenti di personaggi e/o scrittori famosi
Vostro fratello è uno scrittore famoso? La vostra compagna lavora ai piani alti di qualche casa editrice? La mammina ha gli agganci giusti in politica? E allora cosa aspettate a proporre il vostro piccolo grande capolavoro chiuso nel cassetto del comodino o nell'anta del mobile in bagno, dietro ai medicinali scaduti? Suvvia non siate timidi! Che poi magari vende bene!

3. Premi letterari minori
Quanto vi piace scrivere, ma è una cosa intima, che fate solo per voi stessi. Però... aspetta un momento... c'è quel concorso letterario dell'associazione culturale LibriamociLiberi... perché non partecipare? Ma sì dai! Per gioco...
Ed ecco che quel racconto così personale e intimo che descrive quanto avete sofferto alla morte del vostro terzo gattino o quanto era bella la liguria negli anni sessanta, viene scelto da una "prestigiosa" giuria di quartiere per la finale del concorso... Gioia! Gaudio! Felicità! 
In fondo avete speso solo 15 euro per l'iscrizione e ora siete pubblicati!
Certo, l'antologia in cui è presente il vostro racconto non è gratis, no, ve la dovete pagare e costa altri 15 euro... Però ne vale la pena! Siete stati pubblicati! Che emozione! Che grande riconoscimento!
Be' ora non farete mica i tirchi? Non vorrete comprare una sola misera copia? E la nonna? E vostro cognato? E quell'amico che vi ha sempre deriso per la vostra passione?
Allora orsù, aprite il portafogli e date fondo ai vostri risparmi! Dieci copie è il minimo!
A pensarci bene, questo vostro raccontino di tre pagine perso in un'antologia di 200 vi è costato un po', ma caspiterina se ne è valsa la pena! 
...oppure no?

4. Scrittori mediocri ma convinti
Scrivete così così? Non riuscite a tirar fuori un’idea originale nemmeno con lo sturalavandini? O magari siete pieni di idee geniali che però nessuno riesce a comprendere?
Nessun problema: basta sapersi vendere. Se siete buoni venditori, sarete buoni scrittori. 
Rompete le palle al mondo intero e spacciate spudoratamente per grandi idee le vostre cialtronerie! 
Aprite un blog, scrivete sui giornaletti locali, partecipate a progetti letterari e presentazioni di libri, infilatevi in ogni circolo letterario nel raggio di 100 chilometri, presenziate a readings, iniziative culturali e quant'altro. Il presenzialismo vi permetterà di conoscere editori e scrittori famosi che voi subdolamente adulerete, inserendo il vostro nome nelle conversazioni alla fine di ogni frase come fosse un messaggio subliminale. Se siete bravi, alla lunga troverete un editore tonto e un po' ottuso che accetterà di pubblicarvi, stordito dalla vostra ars bene loquendi.
Il risultato tuttavia sarà un totale insuccesso, per voi e per l'editore, poiché il vostro romanzo, seppur pubblicato, continuerà a non avere sostanza, ad esser privo di idee, a risultare vuoto e noioso per chiunque, portandovi alla completa disfatta.

5. Chi fa da sé
Ebbene sì: siete artisti incompresi. Nessuno capisce la vostra grandezza e il valore assoluto del vostro strepitoso romanzo. Ricevete solo rifiuti e a nulla sono valsi i vostri sforzi.
Voi però non avete intenzione di mollare, perché la scrittura è la vostra vita.
La pubblicazione a pagamento vi fa inorridire al solo pensiero e non sapete più che pesci pigliare.
Poi, finalmente, una luce divina vi illumina d'immenso. Balzate in piedi con lo sguardo spiritato e dichiarate al mondo: "Diventerò un editore io stesso! Alla faccia vostra, tiè!"
Quindi iniziate a seguire un corso di editoria serale tenuto nel sottoscala di un edificio scolastico da qualche presunto espertucolo di provincia, e grazie all’esperienza acquisita aprite la vostra piccola ma promettente casa editrice! Ah, che soddisfazione! 
Adesso potete rivalervi su chi vi aveva ingiustamente rifiutati e derisi! E per dimostrare il vostro valore, pubblicate unicamente il vostro stesso romanzo, scartando tutti gli altri libri che vi vengono proposti! Un piano perfetto. O quasi.
Sì perché la pubblicazione non renderà migliore la vostra opera, che continuerà a risultare pressoché inutile e totalmente ignorata da tutti ad eccezione di amici e parenti stretti. 
Quindi, per non fare la fame, vista la "grande" esperienza editoriale acquisita, vi verrà un'altra grandiosa idea: organizzare a vostra volta corsi sull’editoria ai quali parteciperanno altri scrittori rifiutati che vogliono aprire una casa editrice per auto pubblicarsi.
E il circolo vizioso è servito. 



Post (Scriptum) del post
Inizialmente la mia idea era di deliziarvi con una riflessione su certi scrittori da botteghino che oggi vanno per la maggiore in Italia, ma mi sono imbattuto in un post che tratta l’argomento molto meglio di quanto sarei stato in grado di fare io. Perciò, leggetelo: http://fanpage.it/volo-moccia-baricco-dell-italia-che-non-legge-e-di-altri-demoni

venerdì 23 marzo 2012

Vampremio: ecco i vincitori...


Amici vampirelli, il vostro affezionato Lulty è commosso e svolazzante.
Infinitamente grato per la grande partecipazione al primo #vampremio di Twitter!
Gli tremano i canini per l'emozione.

Avete dato il meglio (e il peggio) di voi stessi: vi siete inventati battute sagaci, improbabili acronimi, poesie strampalate o strappalacrime, satira vampirica, giochi di parole al limite dell'assurdo, anagrammi mostruosi.
Insomma, siete stati terrificanti... ovvero bravissimi!

Io vi morderei tutti, uno per uno, soprattutto chi da una settimana sforna tweet vampirici a regime industriale, ovvero:

@EngyOhEngy   @SaraVernier   @Luca_Dimart   @sastan1  @listeningdarpa   @crissart974   @LelyTz   @becauseofyou_73   @lucadargenzio   @naieh83   @_SweetSusy_

a tutti loro va un morso collettivo di ringraziamento!

Ma il regolamento parla chiaro: solo tre di voi si sono aggiudicati i vampremi!
Tuttavia, prima di decretare i finalisti e il vincitore assoluto, (che i curiosi  saranno già andati a leggere in fondo al post), voglio citare alcuni dei tweet più divertenti e meritevoli che avete prodotto spremendo quelle vostre testoline ricolme di sangue.

Battute

  • No, dottore, sinceramente, non credo di essere ammalato di porfiria... Internista col vampiro. @Cinnamon2711
  • Lei:ma dove sei, è l'alba! Lui: finisco di bere il barista e arrivo! Lei: ho cambiato serratura alla tua bara @fabolouskate7
  • I vampiri sono fortunati. Trovano sempre un pasto caldo. @SaraVernier
  • I vampiri telegrafici usano l'alfabeto morso. @LelyTz
  • "Torino, città devampirizzata" firmato Piero Frassino. @Luca_Dimart
  • Vampiro: l'unico che può dare un senso nuovo e letterale all'espressione "se le beve sempre tutte". @masaraht

Poesie e filastrocche

  • E se mai verrà il momento, di dissolvermi nel vento, vorrei che fosse di primavera. E negli occhi l'alba, che non ho visto mai. @AsinoMorto
  • Non ti fidar di lor/ma mordi e passa @sararocutto
  • Il vampiro vien di notte come fanno le mignotte, e prima che arrivi la mezzanotte stai sicuro che ti fotte. @sorrentino_v

Acronimi

  • Vecchi Amici Mai Più In Ridicoli Ossari. @naieh83
  • Il sogno del V.A.M.P.I.R.O.: Vorrei Annegare, Mare Procelloso, In Rosso Ondeggiar. @Larsaan
  • Voglio Ancora Mordere Per Rubare Esili Menti in Ozio. @naieh83
Anagrammi
  • Vampiro=provami. @listeningdarpa
  • Vampiro=V'amo.Rip. @listeningdarpa

Anti-Twilight

  • Hanno fatto una serie di film su dei vampiri malati Tuailaiz. @makumbatron
  • Lo sbriluccichio sembra una cosa figa, sappiate che in realtà è il sintomo di una malattia venerea. @maolo_
I vincitori! 

And the winners are (siccome sono troppo buono e non riuscivo a decidermi, ci sono due vincitori in più a pari merito)...

1° posto (Tazza de @lultimovampiro + spilletta) 
@EngyOhEngy
Mantidi a parte, i vampiri sono l'unica specie che fa sesso con la propria cena.

2° posto a pari merito (1 spilletta a testa)
@SaraVernier
Qual è il momento peggiore della giornata per un vampiro? L'alba, perchè gli viene l'abbiocco post pranzo.
@listeningdarpa
Perchè @lultimovampiro porta le sue vittime all'obitorio? Per restituire i vuoti.

3° posto a pari merito (1 spilletta a testa)
@Sconnessa
Un emo teme di essere morso da un vampiro perché, se diventa immortale, poi non puo' più pensare al suicidio.
@successiva
Voglio Ancora Mordere Persone Ignare e Renderle Immortali.


Premio speciale (spilletta)
@x_marlene_x 
per il post sul suo blog "La stanza di Marlene":
l'ultimo vampiro #vampremio


COMPLIMENTI !!! 
:F

I vincitori verranno contattati su twitter in DM per il recapito dei premi.

Un abbraccio pipistrelloso a tutti!
Le votre vampire


lunedì 19 marzo 2012

Vampremio 2012: il primo contest vampirico su Twitter con give-away!

Amiche e amici del vampiro: adesso tocca a voi!

Il vostro affezionato @lultimovampiro, per gli amici Lulty, durante una delle sue notti insonni e solitarie, fiaccato dalla mancanza di colli da cui suggere nutrimento e divorato dalla noia dei programmi notturni, ha pensato di premiarvi e ha partorito questa strepitosa idea:

il primo grande  
Contest vampirico su Twitter con Give-away!
ovvero il:
 #vampremio 2012 !!!


Di cosa si tratta?
Scrivete il vostro tweet vampirico in meno di 140 caratteri, che deve riportare l’hashtag #vampremio.
Può essere una storiella, una parodia, una battuta, un dialogo o quel che vi viene in mente.
Scatenate la fantasia e siate divertenti, sagaci, irriverenti, ironici e spaventosamente simpatici!
Avete tempo fino al 23 marzo alle ore 23.59!


Cosa si vince?
Tra tutti i partecipanti, a insindacabile giudizio de @lultimovampiro, verranno scelti 3 finalisti che si aggiudicheranno la spilletta del vampiro.


Le storie vincitrici saranno pubblicate in un post su questo blog e la più meritevole riceverà un una fantastica tazza originale del vampiro!











Quand’è la scadenza?
Allora non state attenti!
Avete una settimana di tempo:
la scadenza è fissata per il 23 marzo alle ore 23.59
verranno quindi decretati i vincitori ai quali sarà recapitato il premio nei giorni successivi.


Cosa state aspettando?
Affilate i canini e in bocca al lupo (mannaro)!


giovedì 15 marzo 2012

Baci da 100 dollari: semplici capolavori di Vonnegut

Penso che la letteratura sia in gran parte una faccenda personale.
Tanto più perché non sono un critico.
Non mi importa di demolire libri o autori dall’alto di un piedistallo. Quel che mi importa, invece, è condividere con qualcuno la gioia che mi ha regalato un particolare libro.
Sprizzare tutto intorno un po’della luce che mi ha trasmesso uno specifico autore.
Un piacere condiviso è un piacere raddoppiato: dopo aver letto un libro che ho amato, lo voglio dire a tutti.

E per la miseria se questa raccolta di Vonnegut mi è piaciuta!

Non si tratta solo delle storie, dello stile, della fantasia, della classe che li caratterizza.
Qui si parla del senso che emerge pian piano da ogni racconto e che si manifesta nel finale come una rivelazione accecante, lasciandoti dentro qualcosa che sedimenta nell’anima e tirandoti fuori un sorriso compiaciuto che staziona sulla faccia.
Sono racconti inediti che Vonnegut scrisse negli anni 50, ambientati in un’epoca ormai molto lontana, ma che rivelano una comprensione della natura umana universale e quindi ancora profondamente attuale.

Forse dovrei raccontarvi qualcosa, dovrei dirvi di quell’uomo talmente fissato coi trenini elettrici da trascurare completamente la moglie, che alla fine si sveglia dal suo torpore infantile grazie a una geniale trovata della madre.
Potrei raccontarvi dell’incontro tra una moglie vedova e la suocera in lutto per la morte del figlio, commovente ma per nulla scontato.
Insomma, potrei, ma non vi dico nulla.

Però ci tengo a dire due parole sull’ultimo racconto. Parla di due pittori, il primo astratto, pieno di talento e povero. L’altro classico, non particolarmente dotato, ma con un gran senso degli affari.
Entrambi sono sposati e le rispettive mogli apprezzano incondizionatamente il lavoro del proprio marito, sostenendolo in modo assoluto e acritico.
Ognuna delle due però detesta il marito dell’altra, l’una perché il pittore astratto ma povero ottiene riconoscimenti dalla critica, l’altra perché il pittore privo di talento ma ricco vende molto di più e ha una vita agiata.
Scoppia la lite tra le donne, le quali obbligano i rispettivi mariti a lanciarsi una sfida.
Il pittore astratto dovrà disegnare un paesaggio e il pittore classico un quadro astratto, per dimostrare ciascuno che lo stile dell’altro è tanto banale da poter essere facilmente riprodotto da un vero artista.
I due pittori passeranno una notte d’inferno cercando di creare qualcosa che non sono in grado di fare, non tanto perché l’arte sia facile o difficile, quanto perché l'arte è una faccenda personale.

Non vi anticipo il finale, ma sappiate che è uno dei racconti più belli che abbia letto, e non solo per la storia in sé, per lo stile e per la classe, ma per il senso profondo che trasmette, per la lezione sull’arte e sull’essere artisti che Vonnegut delinea con semplicità e straordinaria efficacia.

Se volete scoprire il piacere di leggere un bel racconto o se volete imparare come si scrive un bel racconto, leggete questo libro.



lunedì 12 marzo 2012

Dialogo immaginario tra lettrici compulsive



Intendiamoci, io amo leggere.
O meglio, amo i libri. Sono nel girone degli pseudo-scrittori, perciò devo leggere.
E’ indispensabile.
Non si può scrivere senza leggere.
E tuttavia credo che la lettura, come atto in sè, non sia un argomento di discussione. 
Si può discutere dei libri letti, degli autori, del senso che ciascuno di noi attribuisce a un particolare romanzo o racconto, persino di una casa editrice, ma non si può parlare della lettura.
E’ come parlare di quanto sia bello andare al cinema.
Eppure c'è chi lo fa. 
E da costoro ho preso spunto per un breve dialogo immaginario tra due maniache lettrici. Eccovelo.

- Oh, quanto mi piace leggere!
- Anche a me, sapessi!
- Lo immagino! Io passerei tutto il giorno a leggere…
- Io anche la notte!
- Ah, la notte poi… è ancora più bello! Così intimo.
- La Woolf diceva: “A volte penso che il paradiso debba essere un continuo infinito leggere”!
- E’ la mia citazione preferita. E’ stampata sul mio segnalibro, guarda!
- Adoro la Woolf. Peccato sia morta suicida.
- Be’ ora potrà leggere per sempre, lassù!
- Già, beata lei…
- Tu ce l’hai il fidanzato?
- No, no. Mi porterebbe via tempo alla lettura!
- Certo, è lo stesso per me!
- I fidanzati sono così ottusi, la maggior parte di loro vuol andare al cinema, a cena fuori o guardare la tivù…
- La tivù! Che orrore!
- Stasera esci?
- No, leggo!
- Oh anch’io naturalmente! Non capisco chi si affanna per locali rumorosi e soffocanti… meglio immergersi nella lettura di un buon libro!
- Fosse anche un brutto libro… è la lettura in sé che mi importa, a prescindere dal libro!
- Estraniarsi dal mondo…
- Vivere una realtà parallela nella quale nessuno può ferirti!
- Esattamente.
- Siamo davvero simili io e te…
- Sarebbe bello diventare amiche.
- Già.
- Già…
- Se solo ci fosse tempo…
- Sarebbe comunque tempo perso. Presto o tardi litigheremmo.
- O ci stancheremmo l'una dell'altra.
- Meglio tornare a leggere, allora.
- Sì, molto meglio. I libri non stancano mai.
- Addio…
- Addio…

venerdì 9 marzo 2012

Antropologia degli anti-Twitteriani: un guest-post di Sconnessa



Sconnessa, blogger per la quale nutro stima smisurata nonché innata empatia, mi ha fatto dono di un superbo guest-post. Ecco uno dei vantaggi dell'essere vampiri: quando finalmente riesci a mordere qualcuno, e con nonchalance fai cadere una goccia di sangue vampirico nei fori che gli hai procurato sul collo, hai un nuovo seguace bell'e pronto per accrescere le tue schiere. Adesso però non pensate a quel mangiaragni schizoide di Renfield, invenzione letteraria del buon vecchio Stoker. I veri seguaci sono generosi, carini e disponibili a collaborare, come la carissima Sconnessa, e soprattutto non mangiano ragni. Godetevi quindi senza ulteriori indugi il suo graditissimo guest-post.


Twitter is the new ansia di prestazione? Antropologia degli anti-Twitteriani
un guest-post di Sconnessa
  
C'è questa convinzione - tra i tuitteri, tra i feisbucchiani, tra chiunque si interessi a questi temi profondi - che Twitter sia una "evoluzione" di Facebook. In senso darwiniano: un miglioramento adattativo della stessa specie - non una specie differente. Da questa convinzione, forse basata su datazioni al radiocarbonio attestanti la maggiore antichità di Facebook, originano una serie di prese di posizione.
  
Chiaramente, dire "Twitter è più evoluto" equivale a dire "chi lo usa è più evoluto". Il recente successo dell'hashtag #tornatesufacebook, amichevolmente indirizzato a neoutenti inesperti, lo conferma. Che poi è come dire: "La tv è per chi la sa guardare, tornate alla radio!" o "La bicicletta è nostra, andate a piedi!" o anche “Il tavolo è per chi sa stare seduto, mangiate per terra!”. Ok, ho finito con questa analogia.
  
Dicevo, da questa convinzione originano una serie di prese di posizione. Chi non è iscritto, ad esempio, si spaventa. Immagina Twitter come un posto di gente sveglia e crudele, pronta a farlo a fettine al minimo errore. Chi invece s'è iscritto da poco e finora gli è andata bene, capita che si senta così lusingato da atteggiarsi a espertone. Gente che ha 32 followers ti insegna come avere successo su Twitter. E' vero, il successo non dipende solo dal numero dei followers ma, a meno che quei 32 non siano i presidenti delle maggiori potenze mondiali e/o gli esponenti delle principali religioni, non sarei troppo sicuro dei miei metodi.
  
Passiamo quindi con piglio sicuro a elencare le categorie di gente che su Twitter non metterà mai becco per cinguettare alcunchè:
    
1- Quello che è avanti. Lui è già oltre Twitter: ne ha letto talmente tanto che sente di averlo capito (e usato). Sa che girano notizie che poi si rivelano bufale, sa che ci sono utenti non laureati in giornalismo con più seguaci dei giornalisti veri, sa che ci sono i VIP, eccetera. Insomma, Twitter è troppo mainstream. Del resto lui non è iscritto nemmeno a Facebook. E non risponde alle mail, perchè "è meglio il telefono".

2- Quello che è indietro. Ha da poco capito come creare un gruppo su Facebook. (Di solito chiama Twitter "Twist"). Se si iscrive, è perchè gli han detto che i VIP rispondono e addirittura retwittano: non sa bene cosa significhi, ma farsi retwittare da Melissa Satta è il suo nuovo sogno erotico. Comunque dura poco, e rimane (n)uovo per sempre.

3- I sopraccitati che hanno paura. Spesso dicono che Twitter non fa per loro, che "gli basta Facebook". Aspetta. Ma voi non siete quelli che si sono iscritti a Facebook per ultimi, e che ora non sapreste più farne a meno? Non vorrete privare la vostra vita dell'ennesima dipendenza?

4- Quelli che non possono iscriversi perchè c'hanno provato tre volte ma gli usciva sempre la balena e hanno detto "Resto su Face, che non crasha mai". Loro, quando Facebook è andato down, sono rimasti per alcuni minuti senza l'uso della parola.

5- Quelli che "Non capisco cosa c'è di bello: non puoi mandare foto - non ci sono giochi - non puoi commentare" eccetera. Poi sono gli stessi che dicono: "Facebook, non ne posso più, non ci vado più, mi porta via troppo tempo con le sue stronzate inutili".

6- Quelli che dicono di non essersi iscritti ma lo sono, e sono già talmente dentro alle logiche del sistema che si vergognano a dirlo, perchè hanno 3 followers.


(Disclaimer: quanto scritto sopra non è colpa mia. E’ il veleno del vampiro che fa scrivere cazzate. Però fatevi mordere anche voi, perché è simpatico, anche più di quella sagoma di Edward, davvero).


il blog di Sconnessa

giovedì 8 marzo 2012

Fantasmagonia non è un libro di fantasmi


Volevo stupirvi con effetti speciali e trucchetti paranormali.
Volevo raccontarvi Fantasmagonia di Michele Mari.
Volevo farlo e ci ho provato. Poi però mi sono reso conto di aver preso una strada sbagliata, depistato da titolo, copertina e primi racconti dell'antologia.
Ecco quel che avevo scritto (prima di finire il libro):

"Confesso: non conoscevo Michele Mari.
Non avevo mai letto niente di suo. Tuttavia, da lettore che si lascia sedurre dalle copertine, lo avevo notato. Mi era caduto l’occhio su Verderame perché avevo intravisto nell’immagine qualcosa di oscuro e decadente, pur non sapendo nulla del romanzo. E avevo altresì notato Rosso Floyd, pur non essendo un grande fan dei Pink Floyd.
Insomma, era destino che presto o tardi finissi per incontrare le storie di Michele Mari.
Ed è successo con Fantasmagonia.
Anche in questo caso, galeotta fu la copertina. Una casa che a un primo sguardo mi aveva ricordato vagamente "L’impero delle luci" di Magritte, ma più cupa e spettrale.
Poi naturalmente ho letto il titolo, Fantasmagonia, e non ho potuto resistere.
La reinterpretazione personale della tradizione soprannaturale in letteratura è la ricerca letteraria che più mi affascina. Rimescolare e riassemblare elementi di un genere che non ha mai smesso di affascinare i lettori di ogni età, creando nuovi fantasiosi racconti che suscitano più stupore che terrore."

E qui, mi sono fermato.
Qualche racconto del genere c’è: reinvenzioni di mostri, ispirazioni demoniache e tragedie tra il serio, il faceto e il soprannaturale. I fantasmi del passato, l’infanzia perduta, la paura dei mostri.
Ma Fantasmagonia non è un libro di fantasmi.
Michele Mari, in ultima analisi, ci prende "pel naso". Gioca coi generi e con lo stile.
Evoca spettri del passato reali, come Salgari e Kafka, o letterari come Pinocchio, per costruire nuovi retroscena, commistioni spazio-temporali e finzioni di puro gusto letterario.
Le trovate di Mari esplodono in ogni miniracconto, facendo a volte sorridere, altre volte suscitando un blando stupore, altre ancora lasciando francamente indifferenti.
Eppure lui veleggia sicuro tra i pastiche e la scrupolosa ricerca linguistica, beffardo e sornione come un nobile letterato d’altri tempi che sogghigna sotto i baffi fumando la pipa in un Club per soli uomini.
Il fine del racconto risulta quindi essere il racconto stesso, nella misura in cui diverte e solletica il palato di lettori piuttosto colti, benché in alcuni casi, pur senza perdere la cifra stilistica eccellente che lo contraddistingue, tratti argomenti decisamente popolari, come la vera storia di Crapa Pelada o la disquisizione sulla nomenclatura delle deiezioni fecali.  
Forse questa raccolta avrebbe potuto essere sfrondata, ma data la brevità dei racconti, che potremmo definire “shorts”, il libro si sarebbe certamente troppo assottigliato.
Sospendo quindi il giudizio su Michele Mari, del quale ho comunque apprezzato lo stile surreale e la cifra stilistica, in attesa di leggere uno dei suoi romanzi.