Penso che la letteratura sia in gran parte una faccenda personale.
Tanto più perché non sono un critico.
Non mi importa di demolire libri o autori dall’alto di un piedistallo. Quel che mi importa, invece, è condividere con qualcuno la gioia che mi ha regalato un particolare libro.
Sprizzare tutto intorno un po’della luce che mi ha trasmesso uno specifico autore.
Un piacere condiviso è un piacere raddoppiato: dopo aver letto un libro che ho amato, lo voglio dire a tutti.
E per la miseria se questa raccolta di Vonnegut mi è piaciuta!
Non si tratta solo delle storie, dello stile, della fantasia, della classe che li caratterizza.
Qui si parla del senso che emerge pian piano da ogni racconto e che si manifesta nel finale come una rivelazione accecante, lasciandoti dentro qualcosa che sedimenta nell’anima e tirandoti fuori un sorriso compiaciuto che staziona sulla faccia.
Sono racconti inediti che Vonnegut scrisse negli anni 50, ambientati in un’epoca ormai molto lontana, ma che rivelano una comprensione della natura umana universale e quindi ancora profondamente attuale.
Forse dovrei raccontarvi qualcosa, dovrei dirvi di quell’uomo talmente fissato coi trenini elettrici da trascurare completamente la moglie, che alla fine si sveglia dal suo torpore infantile grazie a una geniale trovata della madre.
Potrei raccontarvi dell’incontro tra una moglie vedova e la suocera in lutto per la morte del figlio, commovente ma per nulla scontato.
Insomma, potrei, ma non vi dico nulla.
Però ci tengo a dire due parole sull’ultimo racconto. Parla di due pittori, il primo astratto, pieno di talento e povero. L’altro classico, non particolarmente dotato, ma con un gran senso degli affari.
Entrambi sono sposati e le rispettive mogli apprezzano incondizionatamente il lavoro del proprio marito, sostenendolo in modo assoluto e acritico.
Ognuna delle due però detesta il marito dell’altra, l’una perché il pittore astratto ma povero ottiene riconoscimenti dalla critica, l’altra perché il pittore privo di talento ma ricco vende molto di più e ha una vita agiata.
Scoppia la lite tra le donne, le quali obbligano i rispettivi mariti a lanciarsi una sfida.
Il pittore astratto dovrà disegnare un paesaggio e il pittore classico un quadro astratto, per dimostrare ciascuno che lo stile dell’altro è tanto banale da poter essere facilmente riprodotto da un vero artista.
I due pittori passeranno una notte d’inferno cercando di creare qualcosa che non sono in grado di fare, non tanto perché l’arte sia facile o difficile, quanto perché l'arte è una faccenda personale.
Non vi anticipo il finale, ma sappiate che è uno dei racconti più belli che abbia letto, e non solo per la storia in sé, per lo stile e per la classe, ma per il senso profondo che trasmette, per la lezione sull’arte e sull’essere artisti che Vonnegut delinea con semplicità e straordinaria efficacia.
Se volete scoprire il piacere di leggere un bel racconto o se volete imparare come si scrive un bel racconto, leggete questo libro.

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