martedì 1 novembre 2011

Sopravvivere alle suore: un vampiro a Nizza


La domanda è più che lecita: cosa ci fa un vampiro dalle suore?
Intanto vi posso rassicurare sul fatto che sono in incognito. Nessuna di loro nutre il benché minimo sospetto. Io non faccio che fingere e sorridere, sono tutto un “grazie, prego, mi scusi buonasera”. Nel mio francese precario.
Sì perché sono suore francesi. C’è quella svolazzante che spiccica qualche parola in italiano, quella con la faccia da rottweiler che anche quando sorride è incazzata, quella che guida come un neopatentato ubriaco, quella che sembra uscita da un vecchio film dove le suore hanno la tipica faccia da suora, e altre due o tre del tutto intercambiabili fra loro.
La loro caratteristica principale è che hanno sempre fretta. Non hanno un cazzo da fare oltre a messe e preghiere, eppure hanno una fretta del diavolo (si fa per dire). 
Pranzi e cene sono una corsa contro il tempo peggio che nei ristoranti dove si fanno i turni. Ti incitano a presenziare a tavola prima dell’orario prestabilito e poi ti pungolano in continuazione con una frenesia irritante per finire al più presto possibile.
Sul cibo, stendiamo un velo suoresco.
Ma la cosa peggiore è senza dubbio la cena alle 18.45, preannunciata anche 10 minuti prima da un diabolico e straziante suono assimilabile a un gong sul quale venga fatto scorrere un cucchiaio con movimenti circolari mentre sta già vibrando.
Questa prigione suoresca sta sul cucuzzolo di una collina in una zona residenziale di Nizza, ed è la sistemazione obbligatoria per chi, come il qui presente vampiro, deve sottoporsi a un trattamento di protonoterapia agli occhi.
Anche i vampiri si ammalano, ebbene sì. Il Dottor House direbbe: “Mi mancava solo un fottuto vampiro come paziente.”
Io per fortuna non sono in cura da lui.
Ad ogni modo, il problema numero uno qui è come evadere se non hai la macchina. Io non ho la macchina. Però dovevo evadere: per forza. Per non impazzire.  
Quindi, utilizzando la finta cortesia di cui sopra per camuffare la natura vampirica, ho estorto all’ ospite italiana numero 5 informazioni utili sul servizio di autobus che porta in città, sita ad almeno 10 chilometri dalla prigione suoresca. L’ospite italiana numero 5, una 50enne menagrama vestita da boscaiola ecologista, ha fornito indicazioni confuse ma in compenso mi ha fatto dono di un orario degli autobus.
Ed ecco che il vampiro, dopo una rapida colazione, schizza fuori dal cancello e si precipita alla fermata dell’autobus. È il primo novembre, giorno di festa.
Sulla stradina che si inerpica tra condomini e villette per un po’ non passa anima viva. Poi arriva qualcuno che fa jogging, poi un tale che inchioda vedendo un mobile rotto abbandonato vicino ai bidoni, poi il camion della raccolta del vetro, poi due signore con un cane, altri che fanno jogging, un uomo secco con un sacchetto, una camicia a scacchi e un cappellino, una ragazza francese che fuma e mi guarda dal sedile passeggero di un’Audi bianca, altri che fanno jogging, un tizio con l’auto stipata di roba, ancora quelli che fanno jogging... ma nessun-fottuto-autobus.
Aspetto un quarto d’ora, venti minuti, mezzora, un’ora e poi parto. M’incammino a piedi.
La strada è tremenda, tutta curve in discesa, niente marciapiedi, solo megacondomini collinari e villette, residence e centri sportivi. Le macchine, per fortuna poche, rischiano di travolgermi in continuazione. Il mare è un miraggio all’orizzonte.
Ma i vampiri hanno la testa dura e pur di allontanarmi per una giornata dalle suore, dopo un’ora di cammino, riesco a raggiungere la meta. Sono libero e felice come un pipistrello.

Nice (ovvero Nizza)
Ecco un breve riassunto di quello che ho visto:
- La promenade, ovvero il lungomare. Tipicamente intasato di gente in bici, a piedi, sui rollerblade, di corsa o seduta sulle caratteristiche sedie blu di metallo disposte in fila e affacciate sulla spiaggia sottostante.
- La spiaggia. Intorno a me, una coppietta, lei francese carina e leggiadra, lui francese brutto e malvestito, una donna di mezza età coi capelli rasta, i vestiti da hippy moderna e l’immancabile cane, un panzone abbronzato la cui compagna, abbronzatissima e secca, prende il sole in topless con un micro perizoma, una signora imbacuccata come fosse in balia di una tempesta, alcuni temerari che fanno il bagno.
- La police. Decine e decine e decine di poliziotti che presidiano la zona centrale senza apparente motivo (ma forse in vista del G20 che però è a Cannes).
- La città vecchia. Vicoli, vicoletti, case vecchie, cose vecchie, edifici alti e curvi che coprono il cielo lasciando le stradine nella penombra, insegne, vetrine colorate e vetrine abbandonate, una rilegatrice dai lunghi capelli argentati e l’aria da strega che emerge dal suo vecchio negozio polveroso, profumi provenzali di fiori e lavanda. E il mercato dei fiori, brulicante di spezie e multicolore. E all’improvviso i riflessi del mare che s’intravedono sotto un arco, oltre la strada. 
- La città nuova. Zara, Guess, Boss, CK, Vuitton eccetera eccetera eccetera.
- La toilette del centro La Fayette (La Rinascente di Nizza). 50 cent ben spesi.
- Il Museo di Arte Moderna e ContemporaneaMAMAC. Di fronte al quale c’era una manifestazione di ragazzi col cappello da Robin Hood e un finto arco, che protestavano contro qualcosa ma non ho capito cosa. Il museo è su 3 piani ed è gratuito. Sono stato folgorato da Niki de Saint Phalle, che non ha fatto solo le donnone colorate che certamente avete già visto da qualche parte, bensì anche mostri dragheschi degni di nota. Quattro stelle vampiresche!
- Un’altra manifestazione, molto meno pittoresca, piena di bandiere e persone arrabbiate che parlavano in un megafono (forse contro il G20 ma non sono sicuro). Mi sono domandato (al di là della motivazione e del sacrosanto diritto di manifestare) perché ad alcune manifestazioni le persone si sentano in dovere di abbigliarsi in un modo che è solo all’apparenza sciatto ma in realtà è ricercatissimo. 
- Un piccolo supermercato, che qui si chiama Spar e corrisponde al nostro Despar, dove frutta e verdura non te la devi pesare tu, perché te la pesano loro in cassa.
Trasparence. Un negozietto perso nei vicoli, dove realizzano bellissimi (e carissimi) fermacarte cubici in vetro di varie dimensioni con all’interno miniature di oggetti come sedie, mongolfiere, biciclette, pesci, fari, orologi esplosi, animaletti, strumenti musicali e quant’altro. 
- Il tramonto sulla spiaggia, quando il sole si tinge di rosso sangue e si spegne in mare (una tradizione, quella di assistere al tramonto sulla spiaggia, per la quale noi vampiri andiamo matti). E nel frattempo, mentre il sole grondava purpureo sospeso in una foschia leggera, sulla spiaggia una ragazza cinese vestita di nero con una lunga gonna nera e un cappello a tesa larga nero, fotografava un’altra cinese tutta vestita di rosa.
Dopo il tramonto sono tornato al carcere suoresco, ma non potendo più percorrere l’infida strada del mattino a piedi, giacché al buio sarebbe stata una trappola letale, ho dovuto mio malgrado infilarmi in un taxi, constatando che i taxisti di qui sono ladri all’ennesima potenza e oltretutto utilizzano stratagemmi per semi-occultare il tassametro cosicché il cliente non possa  vederlo chiaramente.
...à la prochaine
Le votre vampire

6 commenti:

  1. mi sarebbe piaciuta una foto di... aspetta che rileggo... "La toilette"... è un bel posto, da come descritto, e nemmeno troppo caro :)

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  2. Se torno in città vado a farla...la foto!

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  3. Ma povero tassista era in salita :P! (dalle mie parti 2,2 km son già 10 euro, non oso immaginare 10 laggiù :D!)

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  4. ...quel tassista mi sembrava tutto fuorché povero... ;DD D'altra parte è stato il mio salvatore, senza di lui non sarei riuscito a tornare!

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  5. Parbleau le vampire! Nonostante tu sia al confino mi sembra che te la stia cavando bene...e la descrizione delle suore è stupenda... dovevi disegnarle tutte!

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